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Sentenza della Corte Costituzionale n. 249

In allegato la sentenza della Corte Costituzionale n. 249 depositata in cancelleria  venerdì 1 dicembre 2017 che, in materia di estimi catastali, ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 335, della legge n. 311 del 30 dicembre 2004, sollevata, in riferimento agli articoli 3, 53 e 97 della Costituzione, dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio con l’ordinanza del 16 dicembre 2016 (in G.U. n. 24 dell’anno 2017).

In particolare, la Corte Costituzionale ha escluso il contrasto con l’articolo 3 della Costituzione perché la censura non è riferibile alla previsione della norma, ma è ricollegabile a circostanze contingenti e cioè alla maggiore o minore sollecitudine del Comune di riferimento nell’avanzare l’istanza di revisione degli estimi catastali.

La Corte Costituzionale ha, inoltre, escluso la violazione dell’art. 53 della Costituzione perché le tariffe di estimo e le rendite catastali non sono atti di imposizione tributaria ed i criteri per la loro determinazione non sono irragionevoli.

Infine, secondo i giudici costituzionali, non c’è violazione dell’art. 97 della Costituzione perché ogni riforma normativa, per la sua portata innovativa, è potenzialmente idonea a suscitare reazioni da parte dei destinatari e ciò evidentemente rientra nella fisiologia dell’ordinamento giudiziario.

Pur rigettando le questioni di incostituzionalità come sopra esposte succintamente, la Corte Costituzionale ha però ribadito il principio che la natura e le modalità dell’operazione di revisione catastale enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare.

Obbligo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto, perciò, in maniera puntuale e rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento e metterlo, di conseguenza, nelle condizioni di poter efficacemente esercitare il proprio diritto di difesa.

Questi principi, per quanto riguarda l’obbligo di una precisa e rigorosa motivazione, sono stati ultimamente ripresi dalla Corte di Cassazione – Sezione Tributaria – con l’ordinanza n. 22900 del 29 settembre 2017, che ha precisato che la motivazione dell’avviso di accertamento catastale deve essere specifica ed articolata, così come deciso dalla Commissione Tributaria Provinciale di Lecce e dalla Commissione Tributaria Regionale di Lecce, che hanno annullato gli accertamenti massivi di revisione degli estimi catastali dell’Agenzia del Territorio di Lecce.

A questo punto, si può dire che anche la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione, con le succitate sentenze, hanno confermato le corrette sentenze dei giudici leccesi.

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