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Marco Claudio Perez Il settore dei materiali da costruzione sta principalmente risentendo della contrazione generali dei mercati, e di riflesso risente anche della crisi del mercato edile. Tuttavia non siamo di fronte ad una crisi irreversibile poiché la qualità dell'offerta è rimasta inalterata e prima o poi tornerà ad incontrare la domanda.

L'elemento trainante rimane l'edilizia residenziale e privati, i grandi lavori pubblici sono ancora legati ad una burocrazia lenta, farraginosa ed a volte inadeguata al mercato. Le gare di appalto registrano tempi lunghi per il totale espletamento, dovuto anche ai continui ricorsi alla giustizia amministrativa ed ai lodi arbitrali. E' inevitabile che i tempi accrescano i costi che sono a totale carico dell'impresa. Il risultato è il blocco dei cantieri pubblici e di tutte le forniture di materie prime annesse.

Eppure, lo stato dell'arte del settore è senza dubbio buono: i nostri operatori sono rimasti gli artigiani di una volta, coloro che insegnano ancora il mestiere ai giovani e sono parsimoniosi nei periodi di crisi, tuttavia non è stato completato il salto generazionale. Mi riferisco al fatto che ognuno ha pensato a conservare e tramandare l'arte, poichè hanno pensato a diventare impresa.

I dubbi, le perplessità, le paure oggi sono più che mai concrete, sono elementi che scoraggiano e il mercato alimenta tante situazioni. Le difficoltà amministrative, la non conoscenza dei mezzi che facilitano gli investimenti, la diffidenza del settore creditizio rimangono tabù per l'artigiano che oramai non pensa al salto di organizzazione. Il ruolo di Confindustria è attualissimo, essere accanto a loro per aiutarli a capire che la crescita individuale è anche la crescita del tessuto sociale ed economico.

Finalmente abbiamo un punto di partenza, o meglio adesso si comincia a fare ordine in un settore abbastanza fai da te. Ora toccherà ai Comuni recepire il piano e quindi alla Regione farlo diventare operativo. Dopo tantissimi anni le commissioni consiliari prima e la giunta regionale dopo sono riusciti a legiferare un piano che di primo impatto farà storcere gli operai, ma che con il passare del tempo darà trasparenza ed organizzazione ad un settore considerato industrialmente povero ma di riferimento per tutta l'edilizia e movimento terra. Il Prae persegue i seguenti obiettivi:

- Individuare nell'ambito del territorio pugliese , compatibilmente con i vincoli esistenti, le zone suscettibili di preminente attività estrattiva;

- Valutare i fabbisogni del mercato regionale, nazionale ed estero nel medio e lungo periodo e programmare lo sviluppo del settore

- Disporre norme per l'apertura e l'esercizio delle cave

- Individuare nell'ambito del territorio zone che hanno bisogno di intensa attività di recupero ambientale e le aree da destinare a discairca dei residui delle cave stesse.

I Comuni o i Consorzi dei Comuni interessati avevano tempo per recepire il Prae entro e non oltre il 22 novembre 2007. Non mi risulta che qualche Comune abbia provveduto nei termini. Credo che la Regione stia provvedendo a riaprire i termini che spero non siano lunghi.

Con il nuovo PRAE si è messo ordine soprattutto agli impatti ambientali, adesso tocca a tutti gli operatori adeguarsi e non cedere alle tentazioni di riconversione dei propri siti a punti di stoccaggio o discariche. Oltretutto fine del Prae è proprio la tutela dell'ambiente nel rispetto dei vincoli paesaggistici già esistenti.

Prevediamo a breve, inoltre, la costituzione di un distretto soprattutto per la difesa della pietra leccese. E' una scommesa di Confindustria Lecce che potrebbe fare scuola in altre regioni. Il patrimonio che il Salento possiede deve essere protetto, conservato, sviluppato e commercializzato in ambiti competitivi.

Mi risulta che solo i grandi nomi della cultura, spettacolo e politica hanno cognizione di tale ricchezza essendo divenuti clienti di operatori soprattutto della zona di Maglie. Ritengo che la promozione del distretto possa essere l'elemento migliore per la tutela e diffusione del prodotto.
 
 
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